Affrontare il percorso emotivo della FIV con ovodonazione

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La decisione di intraprendere un trattamento di FIV con ovodonazione non è spesso una semplice scelta medica. Per molte donne e coppie arriva dopo anni di tentativi, delusioni ripetute, trattamenti che non hanno portato il risultato sperato e una progressiva consapevolezza che il percorso verso la genitorialità può essere diverso da quello inizialmente immaginato.

Questo è stato anche uno dei temi principali del nostro webinar con Adrienn Schneider, M.Sc., psicologa e consulente certificata in fertilità, che supporta donne, uomini e coppie che affrontano l’infertilità. Nel suo lavoro si concentra sul processo decisionale, l’ambivalenza, il lutto, il senso di colpa e la complessità emotiva del percorso di fertilità.

Quando speranza e dolore coesistono

Per molte pazienti, l’ovodonazione rappresenta una nuova possibilità – una reale opportunità di diventare genitori. Allo stesso tempo, può anche richiedere l’elaborazione di una diversa idea di genitorialità rispetto a quella inizialmente immaginata.

Queste due emozioni possono coesistere.

Come spiega Adrienn Schneider, è comune che le pazienti provino contemporaneamente tristezza e speranza. La tristezza non significa mancanza di gratitudine per l’opportunità. E la speranza non significa che la perdita non sia reale.

Questa ambivalenza può risultare confusa. Molte pazienti si chiedono:
“Posso essere pronta per l’ovodonazione se una parte di me è ancora in lutto?”

La risposta è spesso: sì. L’accettazione non è un singolo momento, ma un processo.

Cosa si sta elaborando come perdita?

Il lutto nel contesto dell’ovodonazione è spesso complesso. Può riguardare la perdita del legame genetico, ma anche la perdita di una visione del futuro, l’idea che la fertilità dovesse essere naturale o la sensazione di controllo sul proprio corpo.

Alcune donne si pongono domande come:

  • “Mi sentirò davvero madre?”
  • “Il mio bambino si sentirà legato a me?”
  • “Cosa significa famiglia quando la genetica è diversa?”

Queste domande sono profondamente umane. Non significano rifiuto del trattamento o del futuro bambino, ma mostrano semplicemente che questa decisione tocca molti livelli dell’identità, delle aspettative e della storia personale.

Adrienn sottolinea che ogni percorso di fertilità è unico e non esiste un modo “giusto” di vivere o elaborare questa esperienza. Alcune persone affrontano l’ovodonazione con sollievo, altre hanno bisogno di più tempo. Entrambi gli approcci sono validi.

L’accettazione non significa dimenticare la perdita

Un messaggio importante del webinar è che il lutto non è un ostacolo al trattamento. Può invece far parte della preparazione emotiva.

L’accettazione non significa che tutto diventi improvvisamente facile. Non significa cancellare la tristezza o negare il desiderio iniziale. Significa piuttosto integrare gradualmente questa esperienza nella propria storia personale, in modo che il passo successivo diventi emotivamente possibile e interiormente sicuro.

Come spiega Adrienn, il supporto psicologico non serve a “rimuovere” il dolore, ma a dargli spazio, comprenderlo e imparare a gestirlo in modo più sano.

Le coppie possono vivere la decisione in modo diverso

Un altro aspetto importante riguarda la dinamica di coppia. Spesso accade che un partner si senta pronto ad andare avanti più rapidamente, mentre l’altro ha bisogno di più tempo per elaborare la perdita o l’incertezza.

Questa differenza può creare tensione, ma non significa che ci sia qualcosa di sbagliato. Riflette semplicemente tempi emotivi diversi.

Il dialogo aperto è fondamentale. Invece di cercare di convincersi a vicenda, è utile esprimere il proprio punto di vista. L’obiettivo non è provare le stesse emozioni, ma trovare un percorso condiviso che sia sicuro per entrambi.

Il mio bambino si sentirà davvero mio?

Una delle paure più comuni legate all’ovodonazione riguarda il legame con il bambino.

Molte donne temono che l’assenza del legame genetico possa influenzare il senso di maternità. Queste preoccupazioni sono assolutamente legittime. Tuttavia, la genitorialità è determinata da molto più della genetica.

Gravidanza, parto, legame precoce, cura quotidiana, presenza emotiva, contatto, voce, routine, conforto e amore giocano tutti un ruolo fondamentale nella costruzione del legame genitore-figlio. Il bambino cresce nel corpo della madre e diventa parte della famiglia attraverso la relazione, la cura e la vita quotidiana.

Come ha sottolineato Adrienn, la genetica è solo una parte dello sviluppo del bambino. L’attaccamento, l’ambiente, l’educazione e la relazione emotiva all’interno della famiglia sono fondamentali.

Non è necessario sentirsi pronti fin dall’inizio

Molte pazienti aspettano un momento di certezza assoluta. Ma spesso questo momento non arriva.

La decisione di ricorrere all’ovodonazione può includere contemporaneamente incertezza, riflessione, dolore, coraggio e speranza. Non essere completamente pronti non significa prendere una decisione sbagliata – può semplicemente indicare quanto sia importante.

Il supporto psicologico può aiutare a esplorare queste emozioni senza pressione. Offre uno spazio sicuro per esprimere paure, porre domande e avvicinarsi a una decisione più stabile e interiormente allineata.

Un approccio olistico al trattamento dell’infertilità

Alla clinica Unica, ci concentriamo non solo sull’aspetto medico, ma anche sul benessere emotivo dei nostri pazienti. La FIV con ovodonazione è un trattamento medico, ma anche un percorso di vita profondamente emotivo.

Per questo adottiamo un approccio olistico. Oltre alla medicina della riproduzione avanzata, offriamo supporto psicologico, consulenza e un team attento che comprende la sensibilità di questa decisione.

Se stai considerando la FIV con ovodonazione, o se sei già su questo percorso e provi incertezza, siamo qui per accompagnarti con competenza medica, empatia e supporto psicologico.

Prenota una consulenza con il nostro team e scopri di più sulle opzioni di trattamento presso la clinica Unica.

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